(riproduzione riservata)

“non bastano i prezzi crollati nei campi e i costi di produzione fuori controllo. a svalutare e impoverire l’agricoltura italiana si mette anche la morsa della concorrenza sleale. prosegue a roma la mobilitazione nazionale di cia-agricoltori italiani davanti a montecitorio: sotto lo slogan ‘i conti non tornano’, l’organizzazione porta in piazza il commercio internazionale con l’assenza di reciprocita’ nelle regole, che si scarica tutta sui nostri produttori. eclatanti le ripercussioni su due produzioni simbolo del paese: l’extravergine d’oliva registra crolli dei prezzi alla produzione dal 25% al 50%, spinto al ribasso dalle massicce importazioni dall’estero, mentre l’import di riso e’ cresciuto di quasi il 30% solo nel primo trimestre 2026, sotto la pressione delle concessioni al sud-est asiatico e degli accordi mercosur e con l’australia, con una crescente pressione sulle varieta’ italiane. una morsa che penalizza le imprese e minaccia i consumatori: gli agricoltori italiani affrontano standard elevatissimi su lavoro, fitofarmaci e sicurezza alimentare, mentre sul mercato interno arrivano prodotti da paesi extra-ue ottenuti a costi nettamente inferiori grazie a tutele inesistenti e sostanze fuorilegge in europa. a questo, si aggiunge la contrazione delle vendite oltreoceano, con l’export made in italy negli usa in calo dell’8% nei primi sette mesi del 2026 per colpa dei dazi, che vuol dire oltre 385 milioni di euro persi su base annua”, informa un comunicato della cia. “aperti ai mercati si’, ma non ingenui. senza reciprocita’ non c’e’ libero mercato, c’e’ solo dumping commerciale che distrugge il valore della filiera e il reddito di chi produce. per far tornare i conti, servono prima di tutto il rispetto assoluto del principio di reciprocita’, controlli rigorosi alle frontiere e lotta a contraffazione e italian sounding. serve poi applicare davvero il decreto sulle pratiche sleali contro le vendite al ribasso e garantire corsie preferenziali al prodotto 100% italiano in mense pubbliche, ospedali e scuole”, ha detto dal presidio il presidente di cia, cristiano FINI, che ha aggiunto: “non chiediamo protezionismo, ma regole uguali per tutti per fermare una concorrenza sleale che sta uccidendo il lavoro dei nostri agricoltori e ingannando i consumatori -conclude fini-. perche’ i conti devono tornare anche nei mercati globali, senza sacrificare il reddito di chi produce e la sicurezza di chi acquista”.